L’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC) organizza per lunedì 16 novembre, alle ore 21.00, al Cinema Massimo, l’anteprima di Ventisette documentario di Donatella Di Cicco prodotto da Enece Film, in occasione della Giornata mondiale della prematurità 2020. Il film racconta una gravidanza nell’intimità di una famiglia che si interrompe a ventisette settimane. Al sesto mese nasce precocemente Anna Mia, a causa di una pre-eclampsia: il suo peso è di settecentoquaranta grammi. Viene ricoverata per tre mesi nel reparto di terapia intensiva neonatale della Clinica Universitaria del Sant’Anna di Torino (TINC). Tre lunghissimi mesi di piccoli progressi, misurati in grammi, passo dopo passo. Il film è diventato lo strumento che l’autrice ha utilizzato per non perdere la fiducia anche quando tutto sembrava andare in una direzione opposta. Un modo per reagire alle avversità senza perdere un innato istinto primordiale verso la vita. Introducono la regista, Davide Oberto responsabile delle sezioni Tffdoc e Italiana.corti del Torino Film Festival e Valentina Noya dell’AMNC. Ospiti della serata anche il professor Enrico Bertino (Direttore della S.C. Neonatologia dell’Università Città della Salute e della Scienza di Torino), la dottoressa Alessandra Coscia (responsabile Terapia Intensiva Neonatale Clinica), il montatore e produttore del film Tommaso Perfetti (Enecefilm) e Cristina Badalau (rappresentante dei Genitori Senior).   La proiezione è organizzata in collaborazione con l’Ospedale Sant’Anna, l’Associazione Piccoli Passi Onlus e il progetto dei Genitori Senior.

Ingresso 6,00 Euro intero e 4,00 Euro ridotto. Per maggiori informazioni: http://amnc.it/info@amnc.it .

Donatella Di Cicco, Ventisette (Italia 2020, 87′, HD, col)

“Negli ultimi anni la mia ricerca – dichiara la regista Donatella Di Cicco – ha esplorato maggiormente la tematica della maternità, nel mio precedente film Daimon così come quello ancora in lavorazione, Lettere a Baby Blue, dove ho approfondito la relazione madre e figlia. I miei lavori nascono spesso da racconti autobiografici, quindi ho documentato tutto il percorso della gravidanza fino al sesto mese, ma ho interrotto le riprese nel momento in cui questa ha avuto un risvolto inedito per la malattia che mi ha colpito. Solo in un secondo momento per elaborare una sorta di distacco emotivo ho ripreso in mano la telecamera e iniziato a filmare mia figlia, nel quotidiano dei giorni passati in ospedale. Tutto ciò mi ha aiutato a gestire in modo migliore questo evento. Ho accompagnato questo tempo raccontando anche il lavoro straordinario del personale medico e infermieristico insieme alle testimonianze dei genitori senior, le mamme e i papà dei bambini prematuri che sono ormai grandi. Da qui l’idea del film è diventata una necessità di cui non ho potuto fare più a meno. Un monito per chi da adulto, dimentica il suo esordio alla vita.”

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