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News - 20.06.2011 indietro
"Sono stato Dio in Bosnia" di Erion Kadilli premiato al Biografilm Festival 2011 di Bologna

L'Associazione Museo Nazionale del Cinema è lieta di congratularsi con il socio Erion Kadilli per aver ottenuto l'Audience Award Italia, al Biografilm 2011 con il suo film documentario "Sono stato Dio in Bosnia. Vita di un mercenario".

L'Associazione Museo Nazionale del Cinema, insieme all'Associazione Italo Albanese Vatra, l'Associazione Piemonte Movie e l'Associazione Franti Nisi Masa Italia ha avuto l'onore di organizzare l'anteprima del film, lunedì 20 Dicembre 2010 presso la Sala 3 del Cinema Massimo di Torino.

Riportiamo il testo di presentazione alla serata scritto da Luca Rastello:"Ci sono due qualità opposte dell'intollerabile. Una di fronte alla quale non puoi (e versimilmente non devi) che distogliere lo sguardo, qualcosa che è bene espellere dalla tua vita, di cui è sano non partecipare. E una su cui invece lo sguardo va fissato, a dispetto dell'orrore che provi, per fare i conti con il lato oscuro del mondo in cui vivi e di cui sei fatto. Nel primo caso non vedere è senz'altro un diritto, nel secondo è un dovere guardare. Il film di Erion Kadilli presenta tutt'e due queste qualità, le allinea. L'autore, direi, ha scelto quasi di non montare le immagini ma di giustapporle sospendendo il giudizio e invitando gli spettatori a condividere una quasi-resa sbigottita di fronte allo spettacolo del male, allo spettacolo di sé e della propria dissoluzione dato da Roberto Delle Fave, mercenario, satanista, cecchino, professionista della morte. Qualcosa come un'offerta di materiali per una riflessione sul male, sulla sua immanenza assoluta, sulla ben nota banalità, sulla sua vanità, sul narcisismo che comporta, sullo sfacelo, sulla solitudine, su mille possibili e incomodi argomenti; un campionario di materiali cui non presiede una scelta d'indirizzo, men che meno un giudizio. Ognuno - questo sembra l'invito - li usi come crede, quei materiali, ognuno sviluppi la sua reazione nella direzione che ritiene appropriata: disgusto, allarme, compassione. La vita di Roberto, l'immagine che lui sceglie di darne mescolando narrazioni compiaciute e recriminazioni, è a disposizione. A patto di non assolversi pensando di aver assistito a un film sugli orrori della guerra o sulla peculiare violenza dei Balcani. È lo sfacelo l'argomento.
E quanto all'inguardabile, personalmente posso girare altrove gli occhi mentre sullo schermo passano interminabii dissezioni di cadaveri, ma mi costringo a guardare, nonostante l'orrore disperante, la sequenza più terribile del film, quella in cui il mercenario satanista fa lezione in una classe italiana di ragazzini di Fiume esaltati, rapiti, ammirati dal fascino della sua vita alla rovescia, sotto gli occhi di una maestra imbarazzata. Di fronte all'entusiasmo di quei ragazzi, ogni scena di guerra, di morte appare innocente. Il male è presente e nudo in quelle poche inquadrature, il resto è supporto."

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