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News - 19.02.2012 indietro
"Cesare deve morire" di Paolo e Vittorio Taviani Orso d'Oro a Berlino

L'Associazione Museo Nazionale del Cinema si congratula con Paolo e Vittorio Taviani per la vittoria dell'Orso d'Oro alla 62a edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino.

L'AMNC è vicina alle tematiche raccontate in "Cesare deve morire" sviluppando da oltre due anni un laboratorio all'interno dell'Istituto Penale Minorile di Torino Ferrante Aporti, in sinergia con l'Associazione Sostegno Armonico.

Riportiamo le prime dichiarazioni degli autori raccolte da Paola Assom, critico cinematografico e collaboratrice della testata on-line "NCS - Non solo cinema", durante la conferenza stampa a margine della cerimonia di premiazione:

"Alla conferenza stampa dopo la consegna dell'Orso d'Oro per il film "Cesare deve morire”, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani (nati rispettivamente nel 1929 e nel 1931) affermano che l'opera "Giulio Cerare" è stata scelta perché i protagonisti parlano di liberà, di tirannia, di assassinio. I detenuti hanno preso subito confidenza con Shakespeare, che ha un racconto popolare e chiaro, e con i suoi protagonisti, anche di altre opere, come Jago, Amleto.

"Sono come le persone che abbiamo conosciuto, che fanno parte della nostra vita passata" dicevano i detenuti. In "Giulio Cesare" si parla della lotta per la libertà contro la tirannia, in Italia serve una libertà più ampia di espressione, ma anche più libertà nelle celle, dove molti carcerati si sono già impiccati per il sovraffollamento. "Giulio Cesare" per noi in Italia è un'opera molto attuale.

Paolo Taviani: "E' il premio più importante di tutti, se si può fare una graduatoria. Perché questo film è diverso dagli altri, nuovo anche per noi per il luogo, il testo e gli attori. Siamo venuti a Berlino pensando che era importante che questo film fosse conosciuto, in un festival in cui i problemi sociali del mondo affiorano anche dai film che vengono scelti. Volevamo questa pubblicità per quei carcerati che sono rinchiusi e che hanno bisogno che si parli di loro. Sono uomini, anche se hanno delle colpe terribili.

Naturalmente per recitare ci vuole anche talento, ma loro sono bravi in maniera diversa, perché accanto al talento nei loro occhi c'è il loro passato, anche se non se ne rendono sempre conto, con il delitto, il tradimento, la morte, il rimorso che vengono fuori danno alla loro recitazione uno spessore diverso. È una maniera per ripensare se stessi e per prendere coscienza, per diventare uomini diversi. L'arte pernmette di fare quel salto di qualità ad un mondo che si trova a un livello più alto, che ha orizzonti diversi dal mondo da cui sono partiti. Una consapevolezza che li aiuta anche se li fa soffirre di più, perché sanno che tutto questo loro lo hanno perduto." Si ringrazia per la gentile collaborazione la testata "NonSoloCinema": http://www.nonsolocinema.com/

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