Nell’ambito del progetto #OVERVIEW Uno sguardo dall’alto sulla fotografia proiezione gratuita del documentario Alla ricerca di Vivian Maier di John Maloof e Charlie Siskel (USA 2013, 83′) in programma presso le Gallerie d’Italia Torino. Il film è in programma martedì 13 gennaio 2026 alle 18.00 presso la sala immersiva di P.zza San Carlo 156 a Torino e sarà introdotto da Natalie Lithwick dell’AMNC.
L’incredibile storia di Vivian Maier, esponente di spicco della cosiddetta street photography che per tutta la vita ha lavorato come bambinaia a Chicago senza che il suo lavoro di fotografa fosse conosciuto. Solo grazie alle ricerche del regista Maloof, nel 2007 sono state recuperate molte delle sue incredibili opere. Alla ricerca di Vivian Maier, candidato agli Oscar per il miglior documentario, è un viaggio intenso e profondo nel mondo di un’artista e di una donna che, con i suoi scatti, ha saputo raccontare l’America del Novecento.
Ingresso gratuito con possibilità di prenotare attraverso QUESTO LINK
Il 2025 è stato ricco e intenso per l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC), un anno in cui è stato possibile far crescere le progettualità curate dalla realtà fondata da Maria Adriana Prolo nel 1953. I nostri obiettivi principali sono di continuare a organizzare momenti culturali e formativi gratuiti, stimolare pubblici capaci di condividere idee ed esperienze e lavorare in forma diffusa sul territorio in sinergia con i principali enti culturali a partire dal Museo del Cinema e Film Commission Torino Piemonte.
Per ciò che riguarda la valorizzazione della memoria cinematografica ricordiamo la cura dell’Archivio Armando Ceste che ha portato alla digitalizzazione di ulteriori supporti analogici, alcuni dei quali riutilizzati in forma creativa da Claudio Paletto per Souvenir de Paris selezionato nel Concorso internazionale cortometraggi del 43° TFF; da segnalare anche le collaborazioni per ricordare Tonino Miccichè, attraverso la proiezione dei I giorni della Fiat, e Gianpaolo Ormezzano grazie alla partecipazione della sua famiglia, al cinema di Jacques Tati e al ritrovamento di immagini del Toro filmate in 16 mm quarant’anni fa da Luca Pron. In ambito archivistico negli ultimi mesi ci siamo concentrati sul patrimonio audiovisivo di Corrado Iannelli grazie alla produzione del film a tre schermi Odissea Corrado con la regia al montaggio di Alberto Ruffino: un’opera che restituisce l’inquietudine positiva che ha caratterizzato l’autore per tutta la sua carriera. Il film tocca diverse tematiche, ma il filo conduttore riguarda la capacità di Iannelli nel raccontare le storie e l’integrazione delle comunità migranti presenti nella nostra città, ma anche la documentazione di eventi storici come le vertenze operaie e le immagini del Living Theatre in Italia. Sempre grazie a Rewind Digital siamo stati coinvolti in una manifestazione suggestiva per ricordare collettivamente la Strage di Bologna in occasione del 45° anniversario attraverso una videoinstallazione che ha coinvolto numerosi cittadiniche hanno attraversato la Galleria Umberto I durante la giornata di sabato 2 agosto.
Sono proseguiti gli appuntamenti di Parole&Cinema curati da Edoardo Peretti, percorso condiviso insieme al Circolo delle lettrici e dei lettori, riflettendo sull’autorialità di Mel Brooks, Ettore Scola, Marco Bellocchio e sui corpi attoriali di Ariane Ascaride e Valeria Bruni Tedeschi; insieme al Cinema Agnelli, durante il Salone internazionale del libro, ricordiamo un evento di grande successo dedicato a Le assaggiatrici che ha visto la partecipazione del regista Silvio Soldini insieme alla scrittrice Rosella Postorino, alla scenografa Paola Bizzarri, ai produttori Cristiana Mainardi e Lionello Cerri.
Lo sguardo dei fotografi più importanti degli ultimi decenni sono stati al centro degli appuntamenti curati da Marco Mastino, consigliere dell’AMNC e ospitati alle Gallerie d’Italia attraverso la proiezione di documentari dedicati a Nan Goldin, Gabriele Basilico, Paolo Ventura, JR, Mario Giacomelli e Sebastião Salgado.
Negli ultimi mesi l’AMNC ha investito energie per offrire momenti formativi gratuiti sia alle scuole, grazie alla collaborazione con i Servizi educativi del Museo del Cinema, sia a giovani studenti e professionisti grazie a masterclass condotte da Una Gunjak, Giuseppe Schillaci, Hleb Papou, Francesco Di Tillo, Giovanni C. Lorusso, Paola Bizzarri, Dunja Lavecchia e Morena Terranova. In quest’ambito è nodale la sinergia con la già citata Film Commission, un’istituzione che crede profondamente nel lavoro di rete sul territorio che ci ha accompagnato nella prima presentazione pubblica, durante il Torino Film Industry, dei tre cortometraggi realizzati durante Enigma Residente, un percorso sostenuto dal bando Per Chi Crea, promosso dal Ministero della Cultura e SIAE che ha coinvolto oltre settanta giovani professionisti.
Nel 2025 hanno proseguito il giro festival le nostre produzioni Oro e contanti di Luca Buzzi Reschini e La vita magra di Francesca Giuffrida, quest’ultimo scelto da Kermasofia per aprire l’incontro “Dalla violenza economica all’autonomia finanziaria” ospitato da Biennale Democrazia.
Per promuovere il cinema indipendente, durante l’anno abbiamo avuto la fortuna di ospitare filmmaker come Celina Escher, Perla Sardella, Paola Randi, Azzurra Fragale, Samir, Gianfilippo Pedote, Markus Imhoof, Donatella Di Cicco, Giuseppe Piccioni, Pietro Perotti, Stefano Di Polito, Angelo D’Agostino, Edgardo Pistone, Matteo Tortone, Francesco Tomba, Davide Lomma, Nicola Zambelli, Francesco Paolucci, Mohamed Kenawi, Elena Badei, Monica Affatato, Giuseppe Garau, Andrea Parena, Luciano D’Onofrio e il compositore, David di Donatello, Dade. La rassegna estiva, inaugurata da Milad Tangshir con Anywhere Anytime, si è arricchita di nuovi spazi come il Giardino della magnolia della Pastorale migranti, l’Informagiovani Il Punto coordinato da Si può fare Onlus, Sa Lolla, la nuova casa dell’Associazione Antonio Gramsci, UP, il centro sportivo gestito dalla Cooperativa Arcobaleno e la suggestiva location immersa nella natura di Val Cenasco Landhouse. Tra le molteplici collaborazioni vogliamo citare il lavoro condotto insieme a Porta delle culture, il Festival delle migrazioni, il Festival dell’accoglienza e la mostra IllustrAzioni per Gaza allestita da Binaria che ha permesso di raccogliere fondi per Vento di Terra a sostegno della popolazione palestinese, grazie alla generosità di tantissime artiste e artisti che hanno messo a disposizione le loro opere.
Non si sono fermati i progetti dedicati all’inclusione sociale sostenuti dalla Città di Torino con le attività curate da cinemAutismo rivolte alle scuole, le proiezioni gratuite per famiglie insieme alla Fondazione Montessori, UILDM, Centro Studi Sereno Regis e Laboratori di Barriera, la documentazione video condotta con Lacumbia Film delle associazioni legate a Motore di ricerca e la produzione del breve documentario Da famiglia a famiglia del socio Vieri Brini realizzato insieme alla Casa dell’Affidamento. Da segnalare anche la doppia proiezione di cinemAutismo a Genova in occasione della giornata del 2 aprile e, sempre in Liguria, le attività presso il Comune di Lavagna.
LiberAzioni festival è giunto quest’anno alla sua quinta edizione; oltre al concorso cinematografico nazionale e ai laboratori a beneficio della popolazione detenuta all’interno della Casa Circondariale di Torino, ricordiamo in particolare l’incontro con lo scrittore e poeta Daniele Mencarelli, lo spettacolo Ma l’amore no messo in scena dalla compagnia Voci Erranti, diretta da Grazia Isoardi e Marco Mucaria, composta dagli attori detenuti del carcere di Saluzzo, la presentazione di Gorgo CPR di Luca Rondi e Lorenzo Figoni, la proiezione di Abito di Confini di Opher Thomson e de Nella colonia penale accompagnatada Gaetano Crivaro e Alberto Diana. È in fase di sviluppo e rilancio Liberante, un sito web pensato per le persone che tornano in libertà, uno strumento per condividere i servizi essenziali, ma anche per far conoscere l’offerta socio-culturale gratuita del nostro territorio.
Consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, in un’epoca sempre più complessa, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema è stata infine orgogliosa di conferire il 24° Premio Maria Adriana Prolo a Icíar Bollaín in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani con il patrocinio di Amnesty International Italia. Icíar Bollaín è tra le voci più sensibili del cinema europeo, nota per il suo sguardo attento ai temi sociali e ai personaggi femminili. Nel 1983 debutta giovanissima come attrice protagonista nel film di Víctor Erice El sur; prende parte al cast di Terra e libertà di Ken Loach (1995). Esordisce alla regia nel 1996; il successo internazionale arriva nel 1999 con Flores de otro mundo, vincitore alla Semaine de la Critique di Cannes e soprattutto con Te doy mis ojos (2003), vincitore di sette Premi Goya. Con También la lluvia (2010) ottiene il Premio Panorama alla Berlinale; seguono El olivo (2016), candidato agli Oscar per la Spagna. Con Maixabel (2021) si è aggiudicata tre Premi Goya. Il numero 110 di «Mondo Niovo 18-24 ft/s» è la prima monografia pubblicata in Italia completamente dedicata all’autrice che per l’occasione presenta Soy Nevenka (2024), ispirato alla storia realmente accaduta di una giovane funzionaria pubblica che nel 2000 denuciò per abusi il sindaco di una cittadina spagnola.
No other land di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor è il miglior film del 2025 per l’Associazione Museo Nazionale del Cinema emerso dalle votazioni di un gruppo composto da trentadue persone socie e amiche dell’AMNC. Il film presentato in anteprima a Berlino, vincitore agli EFA e Premio Oscar come miglior documentario ha ottenuto il punteggio più alto, a seguire il film di Paul Thomas Anderson, mentre sul terzo gradino Le città di pianura, la pellicola italiana sorpresa di quest’anno. Ecco la lista dei primi trenta posti:
1 No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal
2 Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
3 Le città di pianura di Francesco Sossai
4 Un semplice incidente di Jafar Panahi
5 Io sono ancora qui di Walter Salles
6 La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania
7 Bird di Andrea Arnold
8 A complete unknown di James Mangold
9 Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Emilia Pérez di Jacques Audiard, Afternoons of solitude di Albert Serra
12 Portuali di Perla Sardella
13 Fuori di Mario Martone, La città proibita di Gabriele Mainetti, I peccatori di Ryan Coogler, Bugonia di Yorgos Lanthimos, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie
18 Coexistence, my ass! di Amber Fares, L’ultimo turno di Petra Volpe
20 San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, TheClown of Gaza di Abdulrahman Sabbah, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger, Mektoub, my love: Canto Due di Abdellatif Kechiche, La trama fenicia di Wes Anderson, La vita da grandi di Greta Scarano, Monk in Pieces di Billy Shebar, Nouvelle Vague di Richard Linklater, Bobò di Pippo Delbono, Remake di Ross Mc Elwee
30 Bus 47 di Marcel Barrena
A seguire l’elenco delle singole cinquine dei partecipanti alla votazione:
Michele Bellio: I peccatori di Ryan Coogler, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Sirât di Oliver Laxe, Weapons di Zach Cregger e Le città di pianura di Francesco Sossai
Vieri Brini: Le città di pianura di Francesco Sossai, Io sono ancora qui di Walter Salles, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Bird di Andrea Arnold e Un semplice incidente di Jafar Panahi
Dario Cambiano: TheClown of Gaza di Abdulrahman Sabbah, Coexistence, my ass! di Amber Fares, A complete unknown di James Mangold, Le cri des gardes di di Claire Denis e Upshot di Maha Haj
Vittorio Canavese: La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Io sono ancora qui di Walter Salles, Soundtrack to a coup d’etat di Johan Grimonprez, Un semplice incidente di Jafar Panahi e L’ultimo turno di Petra Volpe
Oreste Crisostomi: San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, Emilia Pérez di Jacques Audiard, I colori del tempo di Cédric Klapisch, Giovani madri di Jean-Pierre e Luc Dardenne e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Stefano Darchino: La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Wicked di Jon M. Chu, Wicked – Parte 2 di Jon M. Chu e Fuori di Mario Martone
Luciana Dedola: Nouvelle vague di Richard Linklater, La Grazia di Paolo Sorrentino, Un semplice incidente di Jafar Panahi, Bugonia di Yorgos Lanthimos e Jay Kelly di Noah Baumbach
Donatella Di Cicco: Remake di Ross Mc Elwee, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger, Le città di pianura di Francesco Sossai, Agon di Giulio Bertelli e Gioia mia di Margherita Spampinato
Fabrizio Gaggini: Monk in Pieces di Billy Shebar, Coffee di Ayşe Erkmen, Paris, Texas (restauro in 4K) di Wim Wenders, Akababuru: Expression of Astonishment di Irati Dojura Landa Yagarí e Köln 75 di Ido Fluk
Silvana Genovese: Un semplice incidente di Jafar Panahi, Fuori di Mario Martone, Coexistence, my ass! di Amber Fares, Yunan di Ameer Fakher e Tre ciotole di Isabel Coixet
Elvira Giampaolo: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Bus 47 di Marcel Barrena
Carlo Griseri: Emilia Pérez di Jacques Audiard, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Un semplice incidente di Jafar Panahi, A complete unknown di James Mangold e Le città di pianura di Francesco Sossai
Silvia Luciani: Io sono ancora qui di Walter Salles, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Here di Robert Zemeckis, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Bird di Andrea Arnold
Andrea Lupi: La vita da grandi di Greta Scarano, La trama fenicia di Wes Anderson, Fuori di Mario Martone, Le città di pianura di Francesco Sossai e La città proibita di Gabriele Mainetti
Marco Mastino: Mektoub, My Love: Canto Due di Abdellatif Kechiche, Paternal Leaving di Alissa Jung, Le città di pianura di Francesco Sossai, La trama fenicia di Wes Anderson e Duse di Pietro Marcello
Davide Mazzocco: L’ultimo turno di Petra Volpe, Bird di Andrea Arnold, Noi e loro di Delphine e Muriel Coulin, L’amore che non muore di Gilles Lellouche e A complete unknown di James Mangold
Maddalena Merlino: A Complete Unknown di James Mangold, Le città di pianura di Francesco Sossai, La città proibita di Gabriele Mainetti, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger e Le assaggiatrici di Silvio Soldini
Mario Molinari: Yellowstone di Taylor Sheridan, The Sting di George Roy Hill, Separazioni di Stefano Chiantini, Pillion di Harry Lighton e Butch Cassidy di George Roy Hill
Francesca Monti: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, With Hasan in Gaza di Kamal Aljafari, The Shrouds di David Cronenberg, Orfeo di Virgilio Villoresi e Portuali di Perla Sardella
Valentina Noya: Bird di Andrea Arnold, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Portuali di Perla Sardella e Il mio nome è Nevenka di Icíar Bollaín
Silvia Nugara: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Depeche Mode: M di Fernando Frias e Un film fatto per Bene di Franco Maresco
Claudio Paletto: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Mickey 17 di Bong Joon Ho, La città proibita di Gabriele Mainetti, Federico Scianna – Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò e A Complete Unknown di James Mangold
Claudio Panella: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie, Un film fatto per Bene di Franco Maresco, Un semplice incidente di Jafar Pahani e Depeche Mode: M di Fernando Frias
Pietro Perotti: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Bus 47 di Marcel Barrena, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Un semplice incidente di Jafar Pahani e Io sono ancora qui di Walter Salles
Daniela Persico: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Afternoons of solitude di Albert Serra, The Mastermind di Kelly Reichardt, Giovani madri di Luc e Jean-Pierre Dardenne e Balentes di Giovanni Columbu
Emanuele Policante: Un semplice incidente di Jafar Pahani, Le città di pianura di Francesco Sossai, A House of Dinamite di Kathryn Bigelow, Roberto Rossellini – più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti e La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania
Petra Probst: Bobò di Pippo Delbono, In-I in Motion di Juliette Binoche, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Put your soul on your hand and walk di Sepideh Farsi e Yunan di Ameer Fakher Eldin
Alessio Romano: Bugonia di Lanthymos, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Noemi Restani: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Le città di pianura di Francesco Sossai, Ghost Elephants di Werner Herzog, I peccatori di Ryan Coogler e Angela’s Diaries. Two Filmmakers. Chapter Three di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi
Vittorio Sclaverani: Portuali di Perla Sardella, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson e Bird di Andrea Arnold
Milad Tangshir: Afternoons of Solitude di Albert Serra, Eddington di Ari Aster, Frankenstein di Guillermo del Toro, Thoughts and Prayers di Zackary Canepari, Jessica Dimmock e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Marisa Vanzan: Un semplice incidente di Jafar Panahi, Le città di pianura di Francesco Sossai, Warfare – Tempo di guerra di Ray Mendoza e Alex Garland, La gazza ladra di Robert Guédiguian e Il Nibbio di Alessandro Tonda
Condividiamo il testo di Giovanna Maina dell’Università degli Studi di Torino pronunciato in occasione del conferimento del Premio Maria Adriana Prolo a Icíar Bollaín lo scorso 10 dicembre 2025 al Cinema Massimo di Torino.
Scrivere un ritratto di Icíar Bollaín significa confrontarsi con un cinema che ha fatto della questione di genere non uno “sguardo tematico”, ma una postura profonda e strutturale. Non un cinema sulle donne, ma un cinema a partire dalle donne: dai loro corpi, dalla loro esperienza del tempo e del reale, dal loro modo di stare nel conflitto. In questo senso, il lavoro di Bollaín ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il campo del cinema europeo contemporaneo, sottraendo la rappresentazione femminile sia alla retorica vittimistica che all’illusione neoliberale di un empowerment aproblematico e “risolutore”. Il suo percorso nasce dall’esperienza d’attrice, e questo non è un dato marginale. È proprio questa origine a determinare una relazione con gli interpreti e le interpreti fondata sull’ascolto e sul rispetto, ma anche su una consapevolezza molto concreta dei modi in cui le gerarchie di potere che attraversano il set, la narrazione e lo stesso sguardo cinematografico possono influenzare tanto il risultato creativo, quanto le dinamiche collaborative. Bollaín sembra interrogarsi costantemente su chi guarda e chi è guardato, su come la macchina da presa possa (e debba) diventare uno strumento di alleanza invece che di dominio. Nei suoi film, soprattutto quando mette in scena corpi femminili esposti alla violenza, al giudizio, alla pressione sociale, lo sguardo non consuma mai: accompagna, protegge, restituisce innumerevoli sfaccettature.
Te do y mis ojos resta, da questo punto di vista, un film cardine: non solo per il tema della violenza domestica, ma per il modo in cui la relazione di coppia viene analizzata come struttura emotiva e politica insieme. Bollaín rifiuta ogni schematismo: non c’è un carnefice monolitico né una vittima passiva, ma un sistema di ruoli, aspettative e silenzi che rende possibile la violenza. È un cinema che interroga il patriarcato dall’interno, mostrando quanto sia radicato nei gesti quotidiani, nelle parole non dette, nelle dinamiche pervasive della cosiddetta “normalità”.
Anche nei film in cui la questione di genere si intreccia con altre linee di narrative le figure femminili restano il centro sensibile del racconto. Pensiamo alla meditazione sul colonialismo e sulle responsabilità del cinema rappresentata da un’opera come Tambiénla lluvia; o a come El olivo racconta il legame con la terra e la trasmissione intergenerazionale; o ancora all’elaborazione del lutto politico (insieme personale e nazionale) e alla necessaria umanità della giustizia riparativa per come emergono dalla storia di Maixabel. Sono donne, quelle di Bollaín, che non incarnano mai un simbolo astratto, ma sempre una pratica concreta di resistenza, di negoziazione, di cura. È una cura spesso conflittuale, attraversata dal dubbio: pensiamo a Maixabel Lasa, che trova la forza di incontrare gli assassini del marito non per cancellare il dolore, ma per non lasciarsi definire da esso; o a Rosa, in Labo da de Rosa, che sceglie di sottrarsi a una rete di ruoli affettivi e lavorativi per riconsegnarsi, finalmente, il diritto di essere al centro della propria vita.
A questo percorso si aggiunge il film che vedremo questa sera, Soy Nevenka, che riporta Bollaín al terreno della denuncia e dell’ascolto delle vittime, ma con uno sguardo che si addentra nelle conseguenze psicologiche e sociali della violenza di potere. La storia reale di Nevenka Fernández – la prima donna in Spagna ad aver denunciato per molestie il proprio superiore – diventa il punto di partenza per un’indagine sulla manipolazione, sull’isolamento e sulla disgregazione della soggettività femminile in un ambiente professionale che punisce chi rifiuta di restare in silenzio. Il film mostra come la violenza psicologica, l’umiliazione e le minacce possano annientare l’identità di una donna più profondamente della violenza fisica. E tuttavia Nevenka, come molte protagoniste di Bollaín, trova una forma di lucidità e di autodeterminazione che le permette di salvarsi, seppure pagando un prezzo altissimo.
Ciò che rende davvero unico il cinema di Bollaín è la sua capacità di pensare il genere come relazione, non come identità chiusa. Le sue donne esistono sempre in un campo di forze che le precede e le eccede: famiglia, lavoro, memoria collettiva, responsabilità etica. Eppure non perdono mai una radicale singolarità. Le loro storie non cercano un modello da imitare o idealizzare, ma il diritto di esistere nella complessità: donne che avanzano per tentativi, contraddizioni, esitazioni, e che proprio in questa imperfezione trovano una forma di verità.
Accanto al lavoro creativo, Bollaín ha costruito nel tempo anche un impegno strutturale a favore dell’uguaglianza di genere nel settore audiovisivo. Nel 2006 ha contribuito alla fondazione di CIMA, associazione nata per contrastare la scarsa presenza femminile nel cinema e per evitare che la mancanza di donne dietro la macchina da presa continui a produrre visioni parziali, distorte, ingiuste della realtà. Grazie a un’intensa attività di informazione e lobbying, CIMA è riuscita a ottenere modifiche legislative che premiano le produzioni con maggioranza femminile nei reparti chiave, e continua ancora oggi a lavorare per l’uguaglianza attraverso mentoring, programmi di sostegno, networking e la presenza ai tavoli decisionali del settore. È diventata un luogo di incontro e di scambio per nuove generazioni di cineaste, uno spazio di alleanze professionali e un riferimento politico e culturale di primo piano.
Icíar Bollaín ha scelto la continuità invece dell’esibizione, la pazienza invece dell’urgenza autoriale. Ha costruito, film dopo film, uno spazio in cui la soggettività femminile potesse finalmente essere complessa, contraddittoria, non esemplare. Ed è forse proprio questa fedeltà a un’idea di racconto come atto di responsabilità – verso chi filma, verso chi guarda, verso la realtà che chiede di essere compresa – che rende oggi il suo cinema non solo necessario, ma profondamente politico.
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