Molteplici realtà del territorio promuovono la proiezione gratuita del pluripremiato film d’animazioneFlee di Jonas Poher Rasmussen nell’ambito di AbitaTo; l’appuntamento è in programma domenica 8 febbraio alle 15.00 presso la sala 1 del Cinema Massimo (Via Verdi 18, Torino).
Amin ha 36 anni, vive in Danimarca, è un affermato docente, ma poco prima del suo matrimonio, il passato ritorna, facendogli ripercorrere gli anni della sua gioventù, quando dall’Afghanistan arrivò in nord Europa dopo un lungo viaggio con la speranza di chiedere asilo. Flee è il racconto di una fuga che si trasforma in un inno alla vita e alla libertà, un percorso umano intessuto di sfide e ricerca della felicità che apprendiamo dalla viva voce del protagonista. La prima pellicola a essere candidata all’Oscar come miglior film in lingua straniera e al contempo come miglior documentario e lungometraggio d’animazione.
AbitaTo è un progetto coordinato dal Servizio Stranieri e Promozione dell’Inclusione Sociale della Città di Torino dedicato al sostegno dell’autonomia abitativa e dell’inclusione sociale dei rifugiati. L’iniziativa rientra nella strategia cittadina di rafforzamento del sistema locale di inclusione, ponendo il tema dell’abitare al centro delle politiche per l’integrazione e la coesione territoriale. I destinatari del progetto sono le persone titolari di protezione internazionale in uscita dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI). Le difficoltà economiche, burocratiche e culturali rendono complesso l’accesso al mercato immobiliare anche per coloro che hanno già avviato percorsi positivi di inserimento sociale e lavorativo. Per rispondere a queste criticità, il progetto prevede diverse azioni a partire dal potenziamento dei servizi di informazione e orientamento, la sperimentazione di soluzioni abitative tramite contributi per housing e affitto, mediazione e supporto per attivare contratti di locazione; percorsi di educazione finanziaria e accompagnamento all’abitare; attività di community matching per favorire legami tra cittadini torinesi e rifugiati e promuovere esperienze di solidarietà e integrazione; campagne di sensibilizzazione e comunicazione pubblica per contrastare stereotipi e diffidenze; formazioni, incontri e attività volte a diffondere una cultura dell’accoglienza e a coinvolgere enti, cittadini e proprietari di immobili; creazione di una banca dati condivisa per monitorare le opportunità abitative, analisi su andamento del mercato locale per facilitare l’incontro tra domanda e offerta.
AbitaTo è sostenuto dal Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021–2027 promosso dal Ministero dell’Interno e cofinanziato dall’Unione Europea; capofila dell’iniziativa è la Città di Torino, attraverso il Servizio Stranieri e Promozione dell’Inclusione Sociale, insieme a una rete consolidata di partner del Terzo Settore attivi da anni nei campi dell’accoglienza, della mediazione interculturale e dell’inclusione: Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali, BABEL Cooperativa Sociale Onlus, C.I.A.C. Onlus, C.I.C.S.E.N.E., Commissione Sinodale per la Diaconia ets – Servizi Inclusione, ESSERCI, FIERI, MOSAICO Azioni per i Rifugiati, PROGETTO TENDA e Associazione Museo Nazionale del Cinema.
Intervengono Jacopo Rosatelli, Assessore alle Politiche sociali della Città di Torino e Valentina Noya, Vicepresidente dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema.
All’interno di Ru-mòre – Cinema and Audiovisual Experimentation Festival nasce Immersive Hub, una rete di cui fa parte l’AMNC creata con l’obiettivo di valorizzare la realtà virtuale, la realtà aumentata e le pratiche più avanzate legate all’innovazione tecnologica applicata all’audiovisivo. La rete riunisce realtà produttive, professionisti e organizzazioni orientate alla sperimentazione, creando un ecosistema condiviso in cui ricerca, sviluppo e visione artistica si incontrano.
Immersive Hub si configura come uno spazio di confronto strutturato, pensato per sostenere nuove forme narrative e modalità di fruizione emergenti. Nel contesto del festival, la rete presenta una VR Competition, dedicata a opere di realtà virtuale selezionate, affiancata da uno XR Showcase che raccoglie progetti immersivi e cross-reality scelti secondo criteri condivisi di ricerca e qualità. Un programma che offre una panoramica coerente sulle pratiche contemporanee dell’immersive reality e invita autori e realtà produttive a presentare le proprie opere VR per la selezione ufficiale.
Cerchiamo opere video a 360°, della durata massima di 30 minuti, che sfidino la percezione, ripensino lo spazio narrativo e invitino il pubblico a vivere il cinema oltre lo schermo tradizionale. I progetti selezionati concorreranno per il premio ufficiale VR e saranno presentati in anteprima durante il festival in un programma dedicato che esplora il linguaggio in evoluzione delle immagini in movimento.
Le candidature si chiuderanno il 1° febbraio 2026 con la possibilità di utilizzare il seguente codice sconto del 30% da inserire IMMERSIVEHUB30; scopri di più attraverso QUESTO LINK
Per festeggiare il Carnevale, nell’ambito delle iniziative Brütt ma bei 2026, come da tradizione i Laboratori di Barriera e l’Associazione Museo Nazionale del Cinema promuovono la proiezione gratuita di un film d’animazione e un laboratorio creativo per le famiglie e la cittadinanza. Lunedì 26 gennaio alle 17.00, presso il salone di Via Baltea 3 a Torino, sarà proiettato il film Una barca in giardino di Jean-François Laguionie.
L’ingresso è libero con la possibilità di prenotare con Eventbrite attraverso QUESTO LINK
Francia, fine anni ’40. L’undicenne François vive in un villaggio sulle rive della Marna con la madre Geneviève e il padre adottivo Pierre. Un giorno scopre che il padre, al quale è molto affezionato nonostante sia un uomo serio e rigido, ha cominciato a costruire in giardino la replica della Spray, la leggendaria barca a vela sulla quale nel 1895 il marinaio Joshua Slocum completò per primo il giro del mondo in solitaria. Per François è la scoperta di un mondo e l’inizio di un nuovo rapporto con il padre che coincide con il passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
“Il punto di vista di un bambino su suo padre è solo una parte del film – dichiara il regista Jean-François Laguionie, maestro del cinema d’animazione francese- il discorso è più ampio: quello di tanti sogni su cui cominciamo a lavorare e che un giorno abbandoniamo forse perché sono stati vissuti nella realtà. Potrebbe essere il cantiere di una casa che non finisce mai, un libro che abbiamo cominciato a scrivere oppure un film a cui lavoriamo da anni. Si dice che sia il percorso che conta, non l’arrivo in cima. Questo è dunque un vero film d’avventura. I rapporti tra i personaggi, con poco dialogo e una tenerezza a fil di pelle, sono tratteggiati con piccoli tocchi. È stata una vera avventura realizzare il film partendo dai miei ricordi di bambino. Aver vissuto da vicino questa storia ha sviluppato in me una propensione per i sogni che mi è servita per tutta la vita”.
Lunedì 2 febbraio alle 17.00, presso l’acquario di Via Baltea 3, Brütt ma bei prosegue con il laboratorio gratuito di biscotti di carnevale.
Nell’ambito del progetto #OVERVIEW Uno sguardo dall’alto sulla fotografia proiezione gratuita del documentario Alla ricerca di Vivian Maier di John Maloof e Charlie Siskel (USA 2013, 83′) in programma presso le Gallerie d’Italia Torino. Il film è in programma martedì 13 gennaio 2026 alle 18.00 presso la sala immersiva di P.zza San Carlo 156 a Torino e sarà introdotto da Natalie Lithwick dell’AMNC.
L’incredibile storia di Vivian Maier, esponente di spicco della cosiddetta street photography che per tutta la vita ha lavorato come bambinaia a Chicago senza che il suo lavoro di fotografa fosse conosciuto. Solo grazie alle ricerche del regista Maloof, nel 2007 sono state recuperate molte delle sue incredibili opere. Alla ricerca di Vivian Maier, candidato agli Oscar per il miglior documentario, è un viaggio intenso e profondo nel mondo di un’artista e di una donna che, con i suoi scatti, ha saputo raccontare l’America del Novecento.
Ingresso gratuito con possibilità di prenotare attraverso QUESTO LINK
Il 2025 è stato ricco e intenso per l’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC), un anno in cui è stato possibile far crescere le progettualità curate dalla realtà fondata da Maria Adriana Prolo nel 1953. I nostri obiettivi principali sono di continuare a organizzare momenti culturali e formativi gratuiti, stimolare pubblici capaci di condividere idee ed esperienze e lavorare in forma diffusa sul territorio in sinergia con i principali enti culturali a partire dal Museo del Cinema e Film Commission Torino Piemonte.
Per ciò che riguarda la valorizzazione della memoria cinematografica ricordiamo la cura dell’Archivio Armando Ceste che ha portato alla digitalizzazione di ulteriori supporti analogici, alcuni dei quali riutilizzati in forma creativa da Claudio Paletto per Souvenir de Paris selezionato nel Concorso internazionale cortometraggi del 43° TFF; da segnalare anche le collaborazioni per ricordare Tonino Miccichè, attraverso la proiezione dei I giorni della Fiat, e Gianpaolo Ormezzano grazie alla partecipazione della sua famiglia, al cinema di Jacques Tati e al ritrovamento di immagini del Toro filmate in 16 mm quarant’anni fa da Luca Pron. In ambito archivistico negli ultimi mesi ci siamo concentrati sul patrimonio audiovisivo di Corrado Iannelli grazie alla produzione del film a tre schermi Odissea Corrado con la regia al montaggio di Alberto Ruffino: un’opera che restituisce l’inquietudine positiva che ha caratterizzato l’autore per tutta la sua carriera. Il film tocca diverse tematiche, ma il filo conduttore riguarda la capacità di Iannelli nel raccontare le storie e l’integrazione delle comunità migranti presenti nella nostra città, ma anche la documentazione di eventi storici come le vertenze operaie e le immagini del Living Theatre in Italia. Sempre grazie a Rewind Digital siamo stati coinvolti in una manifestazione suggestiva per ricordare collettivamente la Strage di Bologna in occasione del 45° anniversario attraverso una videoinstallazione che ha coinvolto numerosi cittadiniche hanno attraversato la Galleria Umberto I durante la giornata di sabato 2 agosto.
Sono proseguiti gli appuntamenti di Parole&Cinema curati da Edoardo Peretti, percorso condiviso insieme al Circolo delle lettrici e dei lettori, riflettendo sull’autorialità di Mel Brooks, Ettore Scola, Marco Bellocchio e sui corpi attoriali di Ariane Ascaride e Valeria Bruni Tedeschi; insieme al Cinema Agnelli, durante il Salone internazionale del libro, ricordiamo un evento di grande successo dedicato a Le assaggiatrici che ha visto la partecipazione del regista Silvio Soldini insieme alla scrittrice Rosella Postorino, alla scenografa Paola Bizzarri, ai produttori Cristiana Mainardi e Lionello Cerri.
Lo sguardo dei fotografi più importanti degli ultimi decenni sono stati al centro degli appuntamenti curati da Marco Mastino, consigliere dell’AMNC e ospitati alle Gallerie d’Italia attraverso la proiezione di documentari dedicati a Nan Goldin, Gabriele Basilico, Paolo Ventura, JR, Mario Giacomelli e Sebastião Salgado.
Negli ultimi mesi l’AMNC ha investito energie per offrire momenti formativi gratuiti sia alle scuole, grazie alla collaborazione con i Servizi educativi del Museo del Cinema, sia a giovani studenti e professionisti grazie a masterclass condotte da Una Gunjak, Giuseppe Schillaci, Hleb Papou, Francesco Di Tillo, Giovanni C. Lorusso, Paola Bizzarri, Dunja Lavecchia e Morena Terranova. In quest’ambito è nodale la sinergia con la già citata Film Commission, un’istituzione che crede profondamente nel lavoro di rete sul territorio che ci ha accompagnato nella prima presentazione pubblica, durante il Torino Film Industry, dei tre cortometraggi realizzati durante Enigma Residente, un percorso sostenuto dal bando Per Chi Crea, promosso dal Ministero della Cultura e SIAE che ha coinvolto oltre settanta giovani professionisti.
Nel 2025 hanno proseguito il giro festival le nostre produzioni Oro e contanti di Luca Buzzi Reschini e La vita magra di Francesca Giuffrida, quest’ultimo scelto da Kermasofia per aprire l’incontro “Dalla violenza economica all’autonomia finanziaria” ospitato da Biennale Democrazia.
Per promuovere il cinema indipendente, durante l’anno abbiamo avuto la fortuna di ospitare filmmaker come Celina Escher, Perla Sardella, Paola Randi, Azzurra Fragale, Samir, Gianfilippo Pedote, Markus Imhoof, Donatella Di Cicco, Giuseppe Piccioni, Pietro Perotti, Stefano Di Polito, Angelo D’Agostino, Edgardo Pistone, Matteo Tortone, Francesco Tomba, Davide Lomma, Nicola Zambelli, Francesco Paolucci, Mohamed Kenawi, Elena Badei, Monica Affatato, Giuseppe Garau, Andrea Parena, Luciano D’Onofrio e il compositore, David di Donatello, Dade. La rassegna estiva, inaugurata da Milad Tangshir con Anywhere Anytime, si è arricchita di nuovi spazi come il Giardino della magnolia della Pastorale migranti, l’Informagiovani Il Punto coordinato da Si può fare Onlus, Sa Lolla, la nuova casa dell’Associazione Antonio Gramsci, UP, il centro sportivo gestito dalla Cooperativa Arcobaleno e la suggestiva location immersa nella natura di Val Cenasco Landhouse. Tra le molteplici collaborazioni vogliamo citare il lavoro condotto insieme a Porta delle culture, il Festival delle migrazioni, il Festival dell’accoglienza e la mostra IllustrAzioni per Gaza allestita da Binaria che ha permesso di raccogliere fondi per Vento di Terra a sostegno della popolazione palestinese, grazie alla generosità di tantissime artiste e artisti che hanno messo a disposizione le loro opere.
Non si sono fermati i progetti dedicati all’inclusione sociale sostenuti dalla Città di Torino con le attività curate da cinemAutismo rivolte alle scuole, le proiezioni gratuite per famiglie insieme alla Fondazione Montessori, UILDM, Centro Studi Sereno Regis e Laboratori di Barriera, la documentazione video condotta con Lacumbia Film delle associazioni legate a Motore di ricerca e la produzione del breve documentario Da famiglia a famiglia del socio Vieri Brini realizzato insieme alla Casa dell’Affidamento. Da segnalare anche la doppia proiezione di cinemAutismo a Genova in occasione della giornata del 2 aprile e, sempre in Liguria, le attività presso il Comune di Lavagna.
LiberAzioni festival è giunto quest’anno alla sua quinta edizione; oltre al concorso cinematografico nazionale e ai laboratori a beneficio della popolazione detenuta all’interno della Casa Circondariale di Torino, ricordiamo in particolare l’incontro con lo scrittore e poeta Daniele Mencarelli, lo spettacolo Ma l’amore no messo in scena dalla compagnia Voci Erranti, diretta da Grazia Isoardi e Marco Mucaria, composta dagli attori detenuti del carcere di Saluzzo, la presentazione di Gorgo CPR di Luca Rondi e Lorenzo Figoni, la proiezione di Abito di Confini di Opher Thomson e de Nella colonia penale accompagnatada Gaetano Crivaro e Alberto Diana. È in fase di sviluppo e rilancio Liberante, un sito web pensato per le persone che tornano in libertà, uno strumento per condividere i servizi essenziali, ma anche per far conoscere l’offerta socio-culturale gratuita del nostro territorio.
Consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, in un’epoca sempre più complessa, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema è stata infine orgogliosa di conferire il 24° Premio Maria Adriana Prolo a Icíar Bollaín in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani con il patrocinio di Amnesty International Italia. Icíar Bollaín è tra le voci più sensibili del cinema europeo, nota per il suo sguardo attento ai temi sociali e ai personaggi femminili. Nel 1983 debutta giovanissima come attrice protagonista nel film di Víctor Erice El sur; prende parte al cast di Terra e libertà di Ken Loach (1995). Esordisce alla regia nel 1996; il successo internazionale arriva nel 1999 con Flores de otro mundo, vincitore alla Semaine de la Critique di Cannes e soprattutto con Te doy mis ojos (2003), vincitore di sette Premi Goya. Con También la lluvia (2010) ottiene il Premio Panorama alla Berlinale; seguono El olivo (2016), candidato agli Oscar per la Spagna. Con Maixabel (2021) si è aggiudicata tre Premi Goya. Il numero 110 di «Mondo Niovo 18-24 ft/s» è la prima monografia pubblicata in Italia completamente dedicata all’autrice che per l’occasione presenta Soy Nevenka (2024), ispirato alla storia realmente accaduta di una giovane funzionaria pubblica che nel 2000 denuciò per abusi il sindaco di una cittadina spagnola.
No other land di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor è il miglior film del 2025 per l’Associazione Museo Nazionale del Cinema emerso dalle votazioni di un gruppo composto da trentadue persone socie e amiche dell’AMNC. Il film presentato in anteprima a Berlino, vincitore agli EFA e Premio Oscar come miglior documentario ha ottenuto il punteggio più alto, a seguire il film di Paul Thomas Anderson, mentre sul terzo gradino Le città di pianura, la pellicola italiana sorpresa di quest’anno. Ecco la lista dei primi trenta posti:
1 No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal
2 Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
3 Le città di pianura di Francesco Sossai
4 Un semplice incidente di Jafar Panahi
5 Io sono ancora qui di Walter Salles
6 La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania
7 Bird di Andrea Arnold
8 A complete unknown di James Mangold
9 Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Emilia Pérez di Jacques Audiard, Afternoons of solitude di Albert Serra
12 Portuali di Perla Sardella
13 Fuori di Mario Martone, La città proibita di Gabriele Mainetti, I peccatori di Ryan Coogler, Bugonia di Yorgos Lanthimos, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie
18 Coexistence, my ass! di Amber Fares, L’ultimo turno di Petra Volpe
20 San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, TheClown of Gaza di Abdulrahman Sabbah, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger, Mektoub, my love: Canto Due di Abdellatif Kechiche, La trama fenicia di Wes Anderson, La vita da grandi di Greta Scarano, Monk in Pieces di Billy Shebar, Nouvelle Vague di Richard Linklater, Bobò di Pippo Delbono, Remake di Ross Mc Elwee
30 Bus 47 di Marcel Barrena
A seguire l’elenco delle singole cinquine dei partecipanti alla votazione:
Michele Bellio: I peccatori di Ryan Coogler, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Sirât di Oliver Laxe, Weapons di Zach Cregger e Le città di pianura di Francesco Sossai
Vieri Brini: Le città di pianura di Francesco Sossai, Io sono ancora qui di Walter Salles, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Bird di Andrea Arnold e Un semplice incidente di Jafar Panahi
Dario Cambiano: TheClown of Gaza di Abdulrahman Sabbah, Coexistence, my ass! di Amber Fares, A complete unknown di James Mangold, Le cri des gardes di di Claire Denis e Upshot di Maha Haj
Vittorio Canavese: La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Io sono ancora qui di Walter Salles, Soundtrack to a coup d’etat di Johan Grimonprez, Un semplice incidente di Jafar Panahi e L’ultimo turno di Petra Volpe
Oreste Crisostomi: San Damiano di Gregorio Sassoli e Alejandro Cifuentes, Emilia Pérez di Jacques Audiard, I colori del tempo di Cédric Klapisch, Giovani madri di Jean-Pierre e Luc Dardenne e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Stefano Darchino: La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Wicked di Jon M. Chu, Wicked – Parte 2 di Jon M. Chu e Fuori di Mario Martone
Luciana Dedola: Nouvelle vague di Richard Linklater, La Grazia di Paolo Sorrentino, Un semplice incidente di Jafar Panahi, Bugonia di Yorgos Lanthimos e Jay Kelly di Noah Baumbach
Donatella Di Cicco: Remake di Ross Mc Elwee, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger, Le città di pianura di Francesco Sossai, Agon di Giulio Bertelli e Gioia mia di Margherita Spampinato
Fabrizio Gaggini: Monk in Pieces di Billy Shebar, Coffee di Ayşe Erkmen, Paris, Texas (restauro in 4K) di Wim Wenders, Akababuru: Expression of Astonishment di Irati Dojura Landa Yagarí e Köln 75 di Ido Fluk
Silvana Genovese: Un semplice incidente di Jafar Panahi, Fuori di Mario Martone, Coexistence, my ass! di Amber Fares, Yunan di Ameer Fakher e Tre ciotole di Isabel Coixet
Elvira Giampaolo: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Bus 47 di Marcel Barrena
Carlo Griseri: Emilia Pérez di Jacques Audiard, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Un semplice incidente di Jafar Panahi, A complete unknown di James Mangold e Le città di pianura di Francesco Sossai
Silvia Luciani: Io sono ancora qui di Walter Salles, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Here di Robert Zemeckis, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal e Bird di Andrea Arnold
Andrea Lupi: La vita da grandi di Greta Scarano, La trama fenicia di Wes Anderson, Fuori di Mario Martone, Le città di pianura di Francesco Sossai e La città proibita di Gabriele Mainetti
Marco Mastino: Mektoub, My Love: Canto Due di Abdellatif Kechiche, Paternal Leaving di Alissa Jung, Le città di pianura di Francesco Sossai, La trama fenicia di Wes Anderson e Duse di Pietro Marcello
Davide Mazzocco: L’ultimo turno di Petra Volpe, Bird di Andrea Arnold, Noi e loro di Delphine e Muriel Coulin, L’amore che non muore di Gilles Lellouche e A complete unknown di James Mangold
Maddalena Merlino: A Complete Unknown di James Mangold, Le città di pianura di Francesco Sossai, La città proibita di Gabriele Mainetti, Una ragazza brillante di Agathe Riedinger e Le assaggiatrici di Silvio Soldini
Mario Molinari: Yellowstone di Taylor Sheridan, The Sting di George Roy Hill, Separazioni di Stefano Chiantini, Pillion di Harry Lighton e Butch Cassidy di George Roy Hill
Francesca Monti: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, With Hasan in Gaza di Kamal Aljafari, The Shrouds di David Cronenberg, Orfeo di Virgilio Villoresi e Portuali di Perla Sardella
Valentina Noya: Bird di Andrea Arnold, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Portuali di Perla Sardella e Il mio nome è Nevenka di Icíar Bollaín
Silvia Nugara: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie, Il seme del fico sacro di Mohammad Rasoulof, Depeche Mode: M di Fernando Frias e Un film fatto per Bene di Franco Maresco
Claudio Paletto: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Mickey 17 di Bong Joon Ho, La città proibita di Gabriele Mainetti, Federico Scianna – Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò e A Complete Unknown di James Mangold
Claudio Panella: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, L’uomo nel bosco di Alain Guiraudie, Un film fatto per Bene di Franco Maresco, Un semplice incidente di Jafar Pahani e Depeche Mode: M di Fernando Frias
Pietro Perotti: No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Bus 47 di Marcel Barrena, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania, Un semplice incidente di Jafar Pahani e Io sono ancora qui di Walter Salles
Daniela Persico: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Afternoons of solitude di Albert Serra, The Mastermind di Kelly Reichardt, Giovani madri di Luc e Jean-Pierre Dardenne e Balentes di Giovanni Columbu
Emanuele Policante: Un semplice incidente di Jafar Pahani, Le città di pianura di Francesco Sossai, A House of Dinamite di Kathryn Bigelow, Roberto Rossellini – più di una vita di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara, Raffaele Brunetti e La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania
Petra Probst: Bobò di Pippo Delbono, In-I in Motion di Juliette Binoche, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Put your soul on your hand and walk di Sepideh Farsi e Yunan di Ameer Fakher Eldin
Alessio Romano: Bugonia di Lanthymos, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch
Noemi Restani: Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Le città di pianura di Francesco Sossai, Ghost Elephants di Werner Herzog, I peccatori di Ryan Coogler e Angela’s Diaries. Two Filmmakers. Chapter Three di Yervant Gianikian e Angela Ricci Lucchi
Vittorio Sclaverani: Portuali di Perla Sardella, No other land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor, Hamdan Ballal, Io sono ancora qui di Walter Salles, Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson e Bird di Andrea Arnold
Milad Tangshir: Afternoons of Solitude di Albert Serra, Eddington di Ari Aster, Frankenstein di Guillermo del Toro, Thoughts and Prayers di Zackary Canepari, Jessica Dimmock e Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson
Marisa Vanzan: Un semplice incidente di Jafar Panahi, Le città di pianura di Francesco Sossai, Warfare – Tempo di guerra di Ray Mendoza e Alex Garland, La gazza ladra di Robert Guédiguian e Il Nibbio di Alessandro Tonda
Condividiamo il testo di Giovanna Maina dell’Università degli Studi di Torino pronunciato in occasione del conferimento del Premio Maria Adriana Prolo a Icíar Bollaín lo scorso 10 dicembre 2025 al Cinema Massimo di Torino.
Scrivere un ritratto di Icíar Bollaín significa confrontarsi con un cinema che ha fatto della questione di genere non uno “sguardo tematico”, ma una postura profonda e strutturale. Non un cinema sulle donne, ma un cinema a partire dalle donne: dai loro corpi, dalla loro esperienza del tempo e del reale, dal loro modo di stare nel conflitto. In questo senso, il lavoro di Bollaín ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il campo del cinema europeo contemporaneo, sottraendo la rappresentazione femminile sia alla retorica vittimistica che all’illusione neoliberale di un empowerment aproblematico e “risolutore”. Il suo percorso nasce dall’esperienza d’attrice, e questo non è un dato marginale. È proprio questa origine a determinare una relazione con gli interpreti e le interpreti fondata sull’ascolto e sul rispetto, ma anche su una consapevolezza molto concreta dei modi in cui le gerarchie di potere che attraversano il set, la narrazione e lo stesso sguardo cinematografico possono influenzare tanto il risultato creativo, quanto le dinamiche collaborative. Bollaín sembra interrogarsi costantemente su chi guarda e chi è guardato, su come la macchina da presa possa (e debba) diventare uno strumento di alleanza invece che di dominio. Nei suoi film, soprattutto quando mette in scena corpi femminili esposti alla violenza, al giudizio, alla pressione sociale, lo sguardo non consuma mai: accompagna, protegge, restituisce innumerevoli sfaccettature.
Te do y mis ojos resta, da questo punto di vista, un film cardine: non solo per il tema della violenza domestica, ma per il modo in cui la relazione di coppia viene analizzata come struttura emotiva e politica insieme. Bollaín rifiuta ogni schematismo: non c’è un carnefice monolitico né una vittima passiva, ma un sistema di ruoli, aspettative e silenzi che rende possibile la violenza. È un cinema che interroga il patriarcato dall’interno, mostrando quanto sia radicato nei gesti quotidiani, nelle parole non dette, nelle dinamiche pervasive della cosiddetta “normalità”.
Anche nei film in cui la questione di genere si intreccia con altre linee di narrative le figure femminili restano il centro sensibile del racconto. Pensiamo alla meditazione sul colonialismo e sulle responsabilità del cinema rappresentata da un’opera come Tambiénla lluvia; o a come El olivo racconta il legame con la terra e la trasmissione intergenerazionale; o ancora all’elaborazione del lutto politico (insieme personale e nazionale) e alla necessaria umanità della giustizia riparativa per come emergono dalla storia di Maixabel. Sono donne, quelle di Bollaín, che non incarnano mai un simbolo astratto, ma sempre una pratica concreta di resistenza, di negoziazione, di cura. È una cura spesso conflittuale, attraversata dal dubbio: pensiamo a Maixabel Lasa, che trova la forza di incontrare gli assassini del marito non per cancellare il dolore, ma per non lasciarsi definire da esso; o a Rosa, in Labo da de Rosa, che sceglie di sottrarsi a una rete di ruoli affettivi e lavorativi per riconsegnarsi, finalmente, il diritto di essere al centro della propria vita.
A questo percorso si aggiunge il film che vedremo questa sera, Soy Nevenka, che riporta Bollaín al terreno della denuncia e dell’ascolto delle vittime, ma con uno sguardo che si addentra nelle conseguenze psicologiche e sociali della violenza di potere. La storia reale di Nevenka Fernández – la prima donna in Spagna ad aver denunciato per molestie il proprio superiore – diventa il punto di partenza per un’indagine sulla manipolazione, sull’isolamento e sulla disgregazione della soggettività femminile in un ambiente professionale che punisce chi rifiuta di restare in silenzio. Il film mostra come la violenza psicologica, l’umiliazione e le minacce possano annientare l’identità di una donna più profondamente della violenza fisica. E tuttavia Nevenka, come molte protagoniste di Bollaín, trova una forma di lucidità e di autodeterminazione che le permette di salvarsi, seppure pagando un prezzo altissimo.
Ciò che rende davvero unico il cinema di Bollaín è la sua capacità di pensare il genere come relazione, non come identità chiusa. Le sue donne esistono sempre in un campo di forze che le precede e le eccede: famiglia, lavoro, memoria collettiva, responsabilità etica. Eppure non perdono mai una radicale singolarità. Le loro storie non cercano un modello da imitare o idealizzare, ma il diritto di esistere nella complessità: donne che avanzano per tentativi, contraddizioni, esitazioni, e che proprio in questa imperfezione trovano una forma di verità.
Accanto al lavoro creativo, Bollaín ha costruito nel tempo anche un impegno strutturale a favore dell’uguaglianza di genere nel settore audiovisivo. Nel 2006 ha contribuito alla fondazione di CIMA, associazione nata per contrastare la scarsa presenza femminile nel cinema e per evitare che la mancanza di donne dietro la macchina da presa continui a produrre visioni parziali, distorte, ingiuste della realtà. Grazie a un’intensa attività di informazione e lobbying, CIMA è riuscita a ottenere modifiche legislative che premiano le produzioni con maggioranza femminile nei reparti chiave, e continua ancora oggi a lavorare per l’uguaglianza attraverso mentoring, programmi di sostegno, networking e la presenza ai tavoli decisionali del settore. È diventata un luogo di incontro e di scambio per nuove generazioni di cineaste, uno spazio di alleanze professionali e un riferimento politico e culturale di primo piano.
Icíar Bollaín ha scelto la continuità invece dell’esibizione, la pazienza invece dell’urgenza autoriale. Ha costruito, film dopo film, uno spazio in cui la soggettività femminile potesse finalmente essere complessa, contraddittoria, non esemplare. Ed è forse proprio questa fedeltà a un’idea di racconto come atto di responsabilità – verso chi filma, verso chi guarda, verso la realtà che chiede di essere compresa – che rende oggi il suo cinema non solo necessario, ma profondamente politico.
La violenza economica è invisibile, ma toglie la libertà. In Italia, l’indipendenza economica per tante è un miraggio e migliaia di donne vivono forme di violenza economica: non possono gestire il proprio denaro, non hanno accesso ai risparmi, non sanno come uscire da relazioni che controllano anche il loro portafoglio. Il progetto SOLIDA promosso da Kermasofia nasce per cambiare questo: un percorso di educazione finanziaria e consapevolezza emotiva che restituisce forza, autonomia e possibilità di scelta. Vogliamo portare questi strumenti nelle mani delle donne, anche di quelle che stanno affrontando o hanno affrontato violenza.
Il progetto SOLIDA mira a rafforzare l’autonomia economica delle donne ospiti dei centri di accoglienza attraverso un percorso formativo articolato in nove incontri. Le attività comprendono laboratori interattivi, momenti di riflessione e proiezioni cinematografiche in collaborazione con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema. L’obiettivo è lavorare sulla consapevolezza di genere, sull’educazione finanziaria e sull’acquisizione di competenze utili a prendere decisioni economiche informate, favorendo empowerment e capacità di progettare il proprio futuro.
Kermasofiaè un’impresa sociale nata a Torino per promuovere l’indipendenza economica e l’autodeterminazione delle donne. Crediamo che conoscere il denaro significhi poter scegliere: per questo uniamo educazione finanziaria, formazione e cultura per prevenire la violenza economica e rafforzare la consapevolezza personale. Il team multidisciplinare – educatrici finanziarie, commercialiste, avvocate ed esperte di comunicazione – mette competenza e passione in ogni progetto per trasformare conoscenza in libertà. Ad accompagnare Kermasofia in questa avventura ci sarà l’AMNC, da tempo impegnata a promuovere il cinema come strumento di partecipazione, cultura e riflessione sociale attraverso proiezioni, rassegne e percorsi educativi.
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È partito in questi giorni AbitaTo, il progetto della Città di Torino dedicato al sostegno dell’autonomia abitativa e dell’inclusione sociale dei rifugiati. L’iniziativa rientra nella strategia cittadina di rafforzamento del sistema locale di inclusione, ponendo il tema dell’abitare al centro delle politiche per l’integrazione e la coesione territoriale.
I destinatari del progetto sono le persone titolari di protezione internazionale in uscita dal Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI) da non oltre 12 mesi, che spesso incontrano ostacoli significativi nel reperire soluzioni abitative stabili e sostenibili. Le difficoltà economiche, burocratiche e culturali rendono infatti complesso l’accesso al mercato immobiliare, anche per coloro che hanno già avviato percorsi positivi di inserimento sociale e lavorativo.
“AbitaTo” intende rispondere a queste criticità con un programma organico della durata di 24 mesi, sostenuto da un finanziamento di oltre 980 mila euroattraverso il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021–2027 (Obiettivo Specifico 1 “Asilo”, Misura 1.b, Ambito 1.d, Intervento f) “Promozione dell’autonomia sociale ed economica dei rifugiati”, promosso dal Ministero dell’Interno e cofinanziato dall’Unione Europea.
Per realizzarlo sono previste diverse linee di intervento: potenziamento dei servizi di informazione, orientamento e accompagnamento, con un maggiore coordinamento con la rete SAI e l’attivazione di punti di accesso dedicati; sperimentazione di soluzioni abitative tramite contributi per housing e affitto, mediazione e supporto per attivare contratti di locazione; percorsi individuali e di gruppo di educazione finanziaria e accompagnamento all’abitare; attività di community matching per favorire legami tra cittadini torinesi e rifugiati e promuovere esperienze di solidarietà e integrazione; campagne di sensibilizzazione e comunicazione pubblica per contrastare stereotipi e diffidenze; iniziative formative, incontri e attività territoriali volte a diffondere una cultura dell’accoglienza e a coinvolgere enti, cittadini e proprietari di immobili; creazione di una banca dati condivisa per monitorare le opportunità abitative, analisi su andamento del mercato locale per facilitare l’incontro tra domanda e offerta.
“Mettere al centro l’abitare significa molto più che offrire un tetto: vuol dire creare le condizioni perché ogni persona possa costruire relazioni, accedere ai servizi, mantenere un lavoro e partecipare pienamente alla vita della comunità; – dichiara l’assessore alle Politiche sociali Jacopo Rosatelli – AbitaTo rappresenta un tassello importante del Piano dell’Abitare, che punta a una città inclusiva, sostenibile e capace di garantire a tutte e tutti un diritto fondamentale: quello di vivere in modo dignitoso, stabile e accessibile. Per riuscirci serve un lavoro condiviso, che coinvolga istituzioni, enti, cittadini e proprietari, in una governance realmente partecipata delle politiche dell’abitare”.
Capofila dell’iniziativa è la Città di Torino, attraverso il Servizio Stranieri e Promozione dell’Inclusione Sociale, insieme a una rete consolidata di partner del Terzo Settore attivi da anni nei campi dell’accoglienza, della mediazione interculturale e dell’inclusione: A.M.M.I. – Associazione Multietnica dei Mediatori Interculturali, BABEL Cooperativa Sociale Onlus, C.I.A.C. Onlus ets – Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione Internazionale, C.I.C.S.E.N.E., C.S.D. – Commissione Sinodale per la Diaconia ets – Servizi Inclusione, ESSERCI s.c.s., F.I.E.R.I. – Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione, MOSAICO – Azioni per i Rifugiati, PROGETTO TENDA s.c.s. e AMNC – Associazione Museo Nazionale del Cinema.
È il legame fra cinema e diritti umani a ispirare il lavoro dell’Associazione Museo Nazionale del Cinema (AMNC). Quest’anno, come sempre in occasione della Giornata mondiale dei Diritti umani, la Sala 2 del Cinema Massimo (via Giuseppe Verdi 18, Torino) ospiterà mercoledì 10 dicembre la consegna del Premio Maria Adriana Prolo alle ore 20.30; l’ingresso è libero con la possibilità di prenotare su Eventbrite attraverso QUESTO LINK. Giunto alla 24a edizione, con il patrocinio di Amnesty International Italia,il riconoscimento sarà assegnato all’attrice, regista e sceneggiatrice spagnola Icíar Bollaín.
Tra le voci più sensibili del cinema europeo, attenta ai temi sociali e ai personaggi femminili, Icíar Bollaín ha debuttato giovanissima, nel 1983, come protagonista del film El sur di Víctor Erice, ma fra le sue interpretazioni si ricorda anche quella in Terra e libertà di Ken Loach (1995). Alla regia ha esordito nel 1996 con Hola,¿estás sola?, mentre il successo internazionale è arrivato nel 1999 con Flores de otro mundo, vincitore alla Semaine de la Critique di Cannes, e con Te doy mis ojos (2003), vincitore di sette Premi Goya. Con También la lluvia (2010) ha vinto il Premio Panorama alla Berlinale e ha ottenuto tredici candidature ai Goya. Sono seguiti El olivo (2016), candidato spagnolo agli Oscar, e Yuli (2018), biopic sul ballerino cubano Carlos Acosta. Con Maixabel (2021) si è aggiudicata tre Premi Goya.
In sala saranno presenti, oltre alla premiata Icíar Bollaín, anche la Direttrice di «Mondo Niovo 18-24 ft/s» Silvia Luciani, Giovanna Maina docente dell’Università degli Studi di Torino e Valentina Noya, Vicepresidente dell’AMNC. Il Premio Maria Adriana Prolo è sostenuto da Regione Piemonte, Fondazione CRT e Nova Coop.
Seguirà la proiezione, in anteprima regionale, del film Il mio nome è Nevenka (Soy Nevenka, Spagna, Italia 2024, 112′, DCP, col., v.o. sott.it.) distribuito in Italia da Exit Media. Nel 2000 Nevenka Fernández (Mireia Oriol) trova il coraggio di denunciare per molestie sessuali il suo superiore (Urko Olazabal): il sindaco di una cittadina della provincia spagnola. In un’epoca in cui quasi nessuna osava farlo, la sua voce ruppe il silenzio e aprì una breccia nel muro dell’impunità. Il caso di Nevenka fu solo l’inizio di una lunga battaglia contro l’isolamento, il discredito e un sistema patriarcale che ancor oggi protegge il potere. Icíar Bollaín firma un’opera necessaria che illumina le zone d’ombra della nostra società e restituisce dignità a una donna che ha pagato un prezzo altissimo per dire la verità.
“Il 2025 è stato ricco e intenso per l’Associazione, – proseguono Valentina Noya e Vittorio Sclaverani rispettivamente vicepresidente e presidente dell’AMNC – un anno in cui è stato possibile far crescere le progettualità curate dalla realtà fondata da Maria Adriana Prolo nel 1953. I nostri obiettivi principali sono di continuare a organizzare momenti culturali e formativi gratuiti, stimolare pubblici capaci di condividere idee ed esperienze e lavorare in forma diffusa sul territorio in sinergia con i principali enti culturali a partire dal Museo del Cinema e Film Commission. Consapevoli dell’importanza del nostro lavoro, in un’epoca sempre più complessa, l’AMNC è orgogliosa di conferire il Premio Prolo a Icíar Bollaín in occasione della Giornata mondiale dei Diritti Umani con il patrocinio di Amnesty International nell’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario di attività in Italia”.
“Non è un caso se per il secondo anno consecutivo il Premio Maria Adriana Prolo viene assegnato a una donna di cinema dal talento multiforme. – ricorda Davide Ferrario, Presidente onorario dell’AMNC – Dopo Ariane Ascaride il testimone passa in modo naturale a Icíar Bollaín: attrice,regista, sceneggiatrice spagnola che con i suoi film porta avanti l’idea di un cinema europeo che mette al centro i valori umani (e umanistici), quelli che il premio Prolo vuole incentivare. Valori la cui promozione sa oggi anche di “atto di resistenza” in un orizzonte culturale e politico sempre più imbarbarito e piegato, anche intellettualmente, al culto del diritto del più forte”.
“Anche in questa edizione Amnesty International Italia patrocina il Premio Maria Adriana Prolo – conclude Laura Petruccioli Ufficio comunicazione – Arte e diritti umani di Amnesty. È anche l’anno in cui celebriamo il nostro 50° compleanno in Italia. Durante gran parte di questi anni siamo stati accompagnati da film che, attraverso sguardi e linguaggi diversi, ci hanno raccontato e ci hanno ispirati, arricchendo e stimolando la nostra curiosità, la nostra conoscenza e la nostra partecipazione in tema di diritti umani. Questo è possibile solo quando artisti di grande sensibilità e passione volgono lo sguardo verso temi cruciali della nostra contemporaneità, contribuendo a portare luce su zone d’ombra e a dar voce a chi vede violati i propri diritti“.
Te doy mis ojos (2003)
In occasione del Premio Prolo, l’AMNC presenterà anche il numero 110 di «Mondo Niovo 18-24 ft/s» dedicato a Icíar Bollaín. La pubblicazione, oltre a ospitare un’intervista inedita all’autrice, accoglierà i contributi critici di Valeria Camporesi, Direttrice della Filmoteca Española, Eleonora Anna Bove, Stefano Coccia, Davide Mazzocco, Manuela Pincitore, Emanuele Russo, José Luis Sánchez Noriega e Paolo Vecchi. La pubblicazione è dedicata ad Adriana Asti, Massimo Forleo e Vanda Perano Sosso Gaiato. La rivista sarà presentata anche a Sa Lolla, in occasione dell’evento di chiusura dell’anno, nel pomeriggio di sabato 13 dicembre nell’ambito del progetto “Se a Torino ci fosse il mare”.
Intitolato a Maria Adriana Prolo, fondatrice del Museo del Cinema, il premio è assegnato dal 2002 dall’Associazione Museo Nazionale del Cinema a una personalità che si è particolarmente distinta nel panorama italiano e internazionale. In passato, il premio è stato conferito alle registe e ai registi Cecilia Mangini, Lorenza Mazzetti, Giuseppe Bertolucci, Marco Bellocchio, Ugo Gregoretti, Giuliano Montaldo, Giuseppe Piccioni, Massimo Scaglione, Daniele Segre, Bruno Bozzetto, Costa-Gavras, David Grieco; agli attori e attrici Piera Degli Esposti, Lucia Bosè, Ottavia Piccolo, Roberto Herlitzka ed Elio Pandolfi; all’esercente e storico del cinema Lorenzo Ventavoli; al compositore Manuel De Sica, allo sceneggiatore Giorgio Arlorio, al filmmaker-artista-operaio Pietro Perotti. Dal 2022 il riconoscimento, precedentemente ospitato dal TFF, viene assegnato ogni anno il 10 dicembre insieme ad Amnesty International Italia, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani: nelle ultime tre edizioni sono stati premiati il regista svizzero Markus Imhoof, più volte candidato agli Oscar, l’attivista e mediatore culturale ivoriano Mamadou Kouassi che ha ispirato il film Io Capitano di Matteo Garrone e l’attrice francese Ariane Ascaride, Coppa Volpi alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia per Gloria Mundi di Robert Guédiguian.
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