Quando si parla di realtà virtuale, di questi tempi, si pensa quasi esclusivamente alle esperienze interattive offerte dai videogiochi VR. Esistono invece vari progetti che utilizzano le nuove tecnologie di visione, sempre più diffuse ed accessibili, per attività a sfondo sociale. Ne è un esempio VR Free, documentario girato con riprese a 360 gradi all’interno della casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino dal regista Milad Tangshir. Dal 21 al 24 maggio 2019, presso l’Emergency infopoint di corso Valdocco a Torino, si potrà indossare un visore e calarsi per qualche minuto nella realtà del carcere, attraverso la visione di alcune sequenze del film. Alle serate saranno presenti il regista e la produttrice Valentina Noya, che introdurranno la visione e risponderanno alle curiosità del pubblico.

«Con VR FREE vogliamo portare “fuori” gli spazi chiusi del carcere» spiega Milad Tangshir. «Attraverso un’esperienza immersiva, emotiva e inedita si stimola nello spettatore “libero” una consapevolezza maggiore delle condizioni di vita e della realtà della detenzione, così vicina a noi eppure poco conosciuta.»

Girato lo scorso autunno con la collaborazione di Stefano Sburlati (fotografia e post produzione), VR Free è una vera e propria esperienza multisensoriale con un impatto realistico molto forte, grazie anche all’importante lavoro sull’audio condotto da Vito Martinelli.

La realizzazione del documentario è parte di un progetto più ampio, beneficiario del contributo del bando Under35 Digital Video Contest promosso da Film Commission Torino Piemonte,  finalizzato ad aprire, attraverso il video, una finestra di comunicazione tra il carcere e il mondo esterno. Per questo ai detenuti è stata data la possibilità di provare, sempre grazie ai visori, la sensazione virtuale di trovarsi ancora nel mondo libero.

«Abbiamo mostrato loro riprese realizzate in situazioni quotidiane, banali per noi, ma che ai detenuti sono precluse– racconta Valentina Noya, produttrice del film con l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e responsabile del progetto –come una domenica pomeriggio al parco del Valentino, o una partita di calcio allo stadio. Per i detenuti è stata una sorta di “liberazione virtuale”, un valido antidoto alla deprivazione affettiva».

I limiti imposti dall’esperienza della reclusione non hanno solo conseguenze psicologiche ed emotive, ma anche fisiche. Basti pensare che, per il fatto di non poter osservare orizzonti o punti lontani, la vista dei detenuti è spesso soggetta a rapidi peggioramenti. Per questo, sperimentare anche solo virtualmente e per pochi minuti la sensazione di una vita “chiusa” può davvero aiutare il pubblico dei liberi a comprendere meglio il significato della detenzione.

In questi giorni VR Free è all’Italian Pavilion del Festival di Cannes

Le serate di visione all’Emergency Point si inseriscono nel calendario del progetto LiberAzioni – festival della arti dentro e fuori,  un complesso di iniziative volto a creare un dialogo tra interno ed esterno del carcere grazie agli strumenti dell’arte e della tecnologia. Tra le varie iniziative promosse da LiberAzioni c’è anche un concorso nazionale di cinema sul tema della libertà e dei suoi limiti, che nella scorsa edizione ha visto la partecipazione dello stesso Tangshir, vincitore del premio “Diritti globali” con il cortometraggio Displaced.  Attualmente è aperto il bando per la seconda edizione del concorso:  fino al 21 luglio 2019 è possibile inviare video della durata massima di 30 minuti, che saranno visionati e premiati da una giuria composta da professionisti del settore e detenuti. Il festival si svolgerà quest’anno dal 18 al 20 ottobre 2019.

Sarà possibile provare l’esperienza immersiva di VRFREE da martedì 21 a venerdì 24 maggio dalle ore 17 alle 19 presso l’Emergency Infopoint di Corso Valdocco 3, Torino. La durata media dell’esperienza è di 15 minuti. La partecipazione è gratuita ma è necessaria la prenotazione alla mail liberazioni.torino@gmail.com , visto il limitato numero di visori a disposizione.

IL REGISTA

Milad Tangshir nasce a Teheran il 19 settembre 1983. Si laurea in ingegneria in Iran nel 2005, ma si trasferisce ben presto in Italia, nel 2011, spinto dal desiderio di fare e studiare cinema in Europa. Si laurea in cinema al DAMS di Torino. Ha da poco terminato la postproduzione del suo primo lungometraggio di genere documentario, “Star stuff”, prodotto da Davide Ferrario.

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